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Gennaro Michele Abbate, nasce a Bitonto il 1 aprile 1874, inizia gli studi musicali con il padre Biagio. Trasferitosi a Napoli per completare gli studi, frequenta il Regio Conservatorio nella classe del grande compositore Niccolò Van Westerhout . Appena ventenne si trovò a sostituire il padre ammalatosi alla vigilia della prima nella direzione di “Lucia di Lammermoor”, con il noto soprano Gemma Galagni di Modena. Tranquillo e sicuro di se sale sul podio…. ed è un trionfo. Interminabili chiamate alla ribalta, applausi da parte del pubblico incredulo e commenti di vivo entusiasmo da parte degli intenditori e della critica. Questo si sarebbe ripetuto nella sua intera carriera. Per quarant’anni è stato uno dei maggiori direttori d’orchestra italiani chiamato a dirigere dai piccoli teatri di provincia ai grandi teatri di tradizione del mondo.Nel febbraio del 1934, chiamato dal fratello Ernesto , gravemente malato, Gennaro lascia Milano per dirigere provvisoriamente la Banda di Squinzano. Ma il 24 aprile Ernesto muore e al sessantenne Gennaro si propone l’atroce dilemma: lasciare alle 

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spalle quarant’anni di carriera direttoriale nei teatri del mondo, o abbandonare la banda che il fratello gli aveva affidato?La scelta fu quella che tutti conosciamo. Qui si manifesta l’enigma psicologico di Gennaro Abbate, oggetto delle più disparate interpretazioni e valutazioni. Quale fu il fattore reale, determinante dell’incredibile sua decisione? Nessuno può dare spiegazioni valide a questo singolare “cambio di rotta” di Gennaro Abbate, l’unica cosa che possiamo testimoniare è che questo grande artista, dopo quarant’anni di carriera nei “piani alti” della musica, ha proseguito per altri venti nella direzione di una banda, considerata da sempre come formazione di qualità inferiore. Gennaro Abbate, il direttore d’orchestra, invece, a testa alta, si è dedicato totalmente a questo particolare gruppo strumentale, rendendolo, a detta di quelli che vi hanno suonato o che l’hanno ascoltato, qualitativamente non inferiore a nessuna compagine orchestrale, fonte sonora diversa ma di eccellente fattura, e la conferma l’abbiamo nella musica che ha scritto per quella banda e che quella banda ha suonato per venti anni. Gennaro Abbate sceglieva i “musicanti” con delle vere e proprie audizioni, faceva eseguire i passi più difficili dello strumento e non si accontentava mai. Ecco che la banda di Squinzano diventò il più grande esempio bandistico italiano, un posto di lavoro per tanti giovani musicisti del meridione.

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