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Luigi Cirenei

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CIRENEI, Luigi. - Nacque a Castel del Piano (Perugia) il 28 settembre 1881 da Anacleto e da Maria Bottega. Intraprese molto giovane gli studi musicali, dapprima sotto la guida del padre, poi all'istituto musicale "Morlacchi" di Perugia e in seguito al "Rossini" di Pesaro, dove ebbe come insegnante di composizione Mascagni, che lo stimò sempre profondamente, e Fricognani e Mattioli per l'armonia e il contrappunto. A Pesaro, nel 1901, si diplomò in alta composizione, direzione e composizione per banda e successivamente conseguì il diploma di magistero d'organo e di canto corale: discipline queste che gli avrebbero consentito in seguito di raggiungere la maestosità particolare delle sue trascrizioni. Portati a termine brillantemente gli studi musicali, si dedicò alla composizione e alla direzione di vari complessi orchestrali, e corali ed insegnò anche armonia al liceo "Gasperini" di Genova. Benché componesse principalmente per orchestra, scrisse anche brani per pianoforte, violino e organo: infatti delle sue opere più importanti si ricordano la Cantata per cori, orchestra e organo (dedicata a E. Petrella), il Canto per violino e pianoforte e La vita, poema sinfonico del 1912.

Il grande amore di Cirenei fu però la banda, alla quale dedicò tutta la sua appassionata energia, ottenendo grandissima notorietà e unanimi consensi per la sua attività in questo campo. Nel 1911, superato un concorso per esami, fu nominato direttore musicale dell'89° reggimento fanteria a Genova; nel 1924 venne promosso, tramite concorso, direttore di banda di corpo d'armata e, l'anno successivo, gli fu affidata infine la direzione della banda dell'arma dei carabinieri. Convinto delle notevoli possibilità espressive di questo organico musicale, il Cirenei portò la banda a livelli forse mai raggiunti prima. Riuscì infatti a creare tra i vari strumenti una perfetta fusione, eliminando ogni contrasto stridente, dando vita in tal modo ad un insieme poderoso e ricco di suggestive sfumature timbriche: grazie alla sua sensibilità musicale e alle sue capacità di orchestratore, diede alla banda un prestigio tale, che divenne conosciuta e stimata in tutto il mondo. Ebbe ad esempio, nel 1928, l'onore di rappresentare a Liegi il nostro paese alle celebrazioni internazionali della vittoria; fu presente nel 1934 a Parigi; l'anno successivo diresse a Bruxelles e quindi a Valence-sur-Rhône e a Aix-les-Bains. Nel 1935, in riconoscimento dei suoi meriti artistici come direttore e dell'alto livello artistico della banda, fu invitato a tenere un concerto presso l'lstituzione romana dei concerti all'Augusteo, considerata a quel tempo la massima istituzione concertistica italiana. Per gli straordinari risultati artistici raggiunti, il ministro della Guerra decise di ampliare l'organico della banda e di migliorare la carriera dei suoi componenti. Accademico di S. Cecilia dal 1931, membro delle commissioni di esami presso i conservatori di Roma e di Napoli e presso diversi ministeri, nel 1936 fu nominato consulente tecnico ed ispettore generale per le musiche dell'esercito: e fu infatti grazie a questo incarico che riuscì a riorganizzare i servizi musicali dei vari corpi militari con criteri essenzialmente culturali. Promosso nel 1940, unico fra i direttori dei complessi bandistici militari, a primo grado di capitano direttore di banda, due anni più tardi si recò col suo complesso musicale in Germania, a Berlino e a Monaco, riscuotendo dovunque notevoli successi. Egli compose la famosa Suite fiorentina, accolta anche dalla critica con entusiasmo - fudiretta da Pietro Mascagni all'Augusteo il 13 febbr. 1929 - e sua è la marcia La Fedelissima, inno dell'arma dei carabinieri, che Umberto Giordano definì la composizione più bella nel suo genere.

Dopo l'ultimo conflitto mondiale la banda fu ricostituita dal Cirenei, che ben presto la riportò all'antico prestigio. Fanfare, marce, inni, tante partiture (stampate o inedite) ancora oggi eseguite con entusiasmo sono, insieme alle opere già citate, il patrimonio musicale che ci ha lasciato e che, ancora oggi, rivelano il suo impegno puntiglioso nel trascrivere senza nulla togliere alla originale grandezza di chi le compose, le più belle pagine di tutta la storia della musica, da Wagner a Rossini, da Verdi a Mozart, da Donizetti a Bizet.

Egli continuò la sua carriera fino all'ultimo, dirigendo, già gravemente malato, un concerto per i soldati ricoverati nell'Ospedale militare di Roma. Morì a Roma il 13 maggio 1947.

La critica fu sempre generosa con il Cirenei, al quale riconobbe il merito di aver dedicato alla musica tutta la sua esistenza e di essere riuscito ad avvicinare alle grandi masse opere difficili e famose, senza sacrificare - in nome della popolarità - il loro carattere essenziale. E soprattutto (ed è questo il suo maggiore merito) di essere riuscito a elevare la banda ad una dignità sconosciuta fino ad allora, distruggendo quella fisionomia provinciale che aveva sempre avuto.

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